Serena Radicioli - Non sei più tornato
Alcuni fatti personali, seppur taciuti, rimangono vividi nella memoria. Per qualcuno, a un certo punto, arriva il momento di cercare comprensione oltre il confine dei propri ricordi, di portare alla luce anni di silenzio. Serena Radicioli ha scelto la fotografia per raccontare ciò che accadde a Latina il 29 ottobre 2012. Un’esigenza cresciuta spontaneamente nell'autrice di Non sei più tornato, progetto che le è valso il Premio Giovane Fotografia Italiana – Luigi Ghirri nel 2025 e il PhMuseum Award della decima edizione di PhFEST - See Beyond the Sea a Monopoli. Il suo lavoro, pubblicato online su Perimetro, JUP e PANZOO Magazine ed il quotidiano francese Libération, racconta l'elaborazione del lutto di suo padre, ucciso per una faida nella periferia di Latina.
Serena utilizza la fotografia come strumento di esplorazione e indagine, adottando un approccio insieme istintivo e complesso. Il mezzo fotografico permette di affrontare la storia attraverso le immagini, dando spazio sia alle contraddizioni sia alla poetica del racconto. Il processo creativo prende forma attraverso la ricerca d’archivio e la ricostruzione di un presente profondamente intrecciato con il passato. Non sei più tornato raccoglie fotografie di archivio della famiglia Radicioli, immagini d’indagine scattate da giornalisti e dalla polizia scientifica, e gli scatti più intimi e astratti realizzati da Serena stessa.
Il suo lavoro si distingue per la capacità di costruire un linguaggio visivo che evita la retorica, muovendosi su un registro sensibile: il gesto fotografico diventa qui un atto di proiezione, comprensione e resistenza. Le immagini diventano uno strumento per osservare, capire e condividere una storia sospesa tra la dimensione privata e quella della cronaca: Serena rende visibile un’assenza pervasiva, verosimilmente presente in ogni momento della sua quotidianità.
La sequenza non segue una narrativa lineare ma rappresenta appieno la memoria discontinua dell’autrice, fatta di lacune, sprazzi di ricordi e una nostalgia per ciò che avrebbe potuto essere. Il confronto con professionisti e lo studio delle indagini condotte negli anni le hanno permesso di raggiungere un distacco emotivo capace di trasformare il ricordo in uno strumento poetico. Le fotografie così concepite giungono a chi guarda come care amiche o nuovi incontri.
Sebbene il progetto racconti della fine di un’attesa durata decenni, in esso è presente una speranza infantile spezzata. Lo sguardo delicato di Serena è anche quello di tutte le bambine che sono dovute crescere senza un genitore, inseguendo nel tempo quel vuoto incolmabile fino a renderlo un compagno di vita, a cui di tanto in tanto rendere omaggio.
Per seguire Serena:
@serenaradicioli
Rubrica a cura di Sofia Giuntini
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Viviana Bonura - Born from salt
Viviana Bonura (Palermo, 1999) is a visual artist who investigates identity and existence through the body. Graduated in Graphic Design from the Academy of Fine Arts in Palermo, her photographic research explores the individual and the collective in relation to spaces and their emotional memory. She works on boundaries, liminality, inherited traumas, and the ties between dream and reality.
This notion of “connection” is examined through self-portraiture in Born from salt: the body enables contact with the outside world and becomes a precious vehicle of knowledge, both physical and cognitive. The performative act of placing oneself before the camera adds another layer of analysis, suggesting a search for individuality that clashes with external contaminations.
The work centers on reconstructing the self through self-portraiture, aiming to narrate a state of personal discomfort in which the body is both subject and dis-knowing medium. To be is to doubt, and in this project the author seeks herself by questioning her own being, exploring another version of reality that exists alongside the visible one. Inspiration comes from texts and tales that reaffirm female roles linked to witchcraft or divination—figures once feared, hidden, or, in more distant times, killed.
Italy is an extremely traditionalist country where legends and mysticism mix together with the places’ history, rewriting the community’s collective memory. Throwing salt over one’s shoulder wards off bad luck, casting misfortune behind as soon as it appears. At the same time, salt is a preservative, and in these photographs it becomes a metaphor for what must remain and what is foreign. The female figure enacted by Viviana moves within a shared social dimension, weaving her private story with the political experience of many women striving for self-determination.
The territorial context of Born from salt is at first barely perceptible, but with closer attention the connection becomes evident. Looking for our own path in the art world is a tortuous route, especially in areas where the lack of opportunity and economic and cultural marginalization are deeply entrenched conditions. Everything that celebrates people's bonds to their places—whether rituals, folk beliefs, or collective memory—should serve as a lever toward self-understanding, not as a tool of control and oppression.
From this arises the urgency to narrate how, from not feeling at home in one’s own surroundings, one can find space in the void and learn to coexist within another dimension of the real.
@vivianabonura
Substack/vivianabonura
Sofia Giuntini
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